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Legge di Bilancio 2019. Disposizioni interesse PMI

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La Legge di Bilancio 2019 ( documento riepilogativo allegato) con le più importanti disposizioni e di  più diretto interesse per le imprese rappresentate dalla Confesercenti.

Tra i punti rilevanti: estensione del Regime forfetario, deducibilità IMU immobili strumentali, riporto delle perdite per i soggetti IRPEF, Confidi e procedure di riassegnazione dei Fondi di stabilità, cedolare secca per  immobili ad uso commerciale, credito di imposta per formazione, concessioni demaniali  marittime, occupazione mezzogiorno, ripristino indennizzo per fine attività commerciale, esclusione dalla applicazione della Direttiva Bolkestein per il commercio su aree pubbliche, credito imposta edicole.

La clausola di salvaguardia Iva-Accise opera nel 2019 e per il futuro coinvolgendo l’intera platea delle famiglie italiane. Nell’immediato, la sterilizzazione degli aumenti delle aliquote IVA per il 2019 determina uno sgravio (o, meglio, un mancato aggravio) dell’ordine di 12,5 miliardi. 

Di fatto, si è evitato di colpire un reddito disponibile e una propensione al consumo che già risentono  della difficile congiuntura economica. Un “danno emergente” che si sarebbe riflesso pesantemente anche sui bilanci delle PMI. 

Analogo l’effetto che sarebbe stato lecito attendersi per il futuro sulla base dell’iniziale stesura del ddl di bilancio (che prevedeva una parziale sterilizzazione delle aliquote, sia per il 2020 che dal 2021). Il successivo iter legislativo, invece, si è concluso con un pesante aumento impositivo rispetto a quanto previsto dal ddl iniziale: 9,4 miliardi per l’anno prossimo e 13,2 miliardi a decorrere dal 2021). E’ questo l’effetto della la legge di bilancio varata che, già dal 2020,  prevede un aumento di 3 punti dell’aliquota Iva ridotta (dal 10% al 13%) e di 3,2 punti dell’aliquota ordinaria (dal vigente 22%), destinati a portarsi al 26,5% dal 2021.). Si tratta di una prospettiva allarmante per le famiglie italiane e per le PMI; anche in considerazione degli sforzi che sarebbero necessari per disattivare la clausola.  

Sono istituiti due distinti Fondi presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con possibilità per gli stessi di utilizzare reciprocamente a compensazione eventuali risparmi realizzati. 

Il primo è il Fondo per il reddito di cittadinanza volto a introdurre nel nostro ordinamento il reddito e la pensione di cittadinanza, con una dotazione, a seguito delle modifiche intervenute al Senato, pari a 7,1 miliardi di euro per il 2019, 8,055 mld per il 2020, 8,317 per il 2021 (nel testo iniziale lo stanziamento era pari a 9 mld di euro a partire dal 2019), risorse in parte destinate al potenziamento dei centri per l’impiego. 

Il secondo è il Fondo per la revisione del sistema pensionistico attraverso l’introduzione di ulteriori forme di pensionamento anticipato e misure per incentivare l’assunzione di lavoratori giovani, per introdurre ulteriori modalità di pensionamento anticipato e per incentivare l’assunzione di lavoratori giovani, con una dotazione pari a 3,968 mld per il 2019, 8,336 mld per il 2020 e 8,684 mld per il 2021( nel testo iniziale: 6,7 miliardi di euro per il 2019, di 7 miliardi di euro per ciascuno degli anni 2020, 2021 e 2022, a 6.999 milioni di euro per il 2023 e a 7 miliardi di euro a decorrere dal 2024.

In entrambi i casi, si tratta di misure esplicitamente orientate a rilanciare l’occupazione e il reddito disponibile delle famiglie. La loro concreta attuazione consentirà di verificare se e in quale misura si registrerà un impatto sui consumi e sull’attività delle PMI.

 

      


 

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