Home

Campania, falsa partenza per i saldi - Schiavo: Gente impoverita, servono misure radicali

E-mail Stampa PDF
 
“Avrebbero potuto metterli anche al 90 per cento, il fatto è che la gente non ha in tasca neanche il 10 per cento che rimane”. A dar ragione a Vincenzo Schiavo, numero uno di Confesercenti Campania, sono le vie pressoché desolate dello shopping del capoluogo. Da Corso Umberto a via Toledo di file di clienti davanti ai negozi non se ne vedono: l’assalto ai saldi non c’è stato e, stando alle stime della Codacons, non ci sarà. La spesa media di un consumatore campano per la stagione estiva superscontata non supererà la magra cifra di 92 euro.

Calo di vendite del 18 per cento - In Campania il calo delle vendite rispetto ai precedenti saldi del 2012, fa sapere l’associazione dei consumatori, he ogni anno fornisce le stime ufficiali sulle tendenze dei consumatori nel periodo di sconti stagionali, diminuirà del 8 per cento rispetto allo scorso anno. “Un dato estremamente negativo – si sottolinea nel rapporto – se si pensa alle forti riduzioni di spesa effettuate negli anni precedenti dalle famiglie”. I consumatori della regione a causa della crisi economica in corso e in vista di tempi duri, limiteranno ulteriormente il budget da destinare agli sconti di fine stagione, e “acquisteranno solo beni indispensabili e di valore contenuto, al punto che meno della metà delle famiglie potrà permettersi compere durante i saldi, e il valore medio dello scontrino scenderà a 92 euro”.

Liberalizzare non basta - In molti casi, sia a Napoli che negli altri capoluoghi della regione, le vendite promozionali con sconti del 20 per cento, erano già partite la scorsa settimana. “Mi auguro – afferma in mattinata un negoziante di via Toledo – che le vendite aumentino a partire dal pomeriggio, anche se credo che qualche cliente in più arriverà nel fine settimana”. Ma, secondo Schiavo, non è il giorno infrasettimanale, la crisi è ormai irreversibile e occorrono interventi radicali per dare una mano agli imprenditori e ai commercianti. “Manca la ricchezza interna, le imprese sono supertassate, un impiegato costa il doppio di quello che effettivamente riceve a fine mese, la burocrazia fa quello che vuole e i politici stentano a trovare delle risposte, a cominciare dalla voce dei tagli di spesa”, afferma Schiavo, domandosi: “Se questa è la situazione al contorno come aspettarsi che cambi qualcosa? Come stupirsi che non ci siano file davanti ai negozi?”.

In crisi anche le griffe - E allora che fare? Al contrario di Pietro Russo, presidente di Confcommercio Napoli, Schiavo non pensa che la soluzione sia in una maggiore liberalizzazione del settore. “Servono misure infrastrutturali, servono incentivi per la formazione di centri commerciali naturali, bisogna fare di tutto per stimolare la gente a consumare nei centri storici delle città, un valore che abbiamo svenduto”. Un aspetto, ammette Schiavo, su cui l’assessore regionale alle Attività produttive, Fulvio Martusciello, si è mosso con tempestività. A partire dalla mattinata di ieri gli associato di Confesercenti fanno sapere che non c’è un gran movimento. E, dato particolarmente significativo, non si vedono clienti nemmeno negli atelier e nei negozi delle grandi firme. “Un dato particolarmente negativo – sottolinea Schiavo – perché almeno fino all’anno scorso questo tipo di attività non aveva risentito particolarmente della stretta dei consumi, questo è un segnale di una situazione non più sostenibile”. Oltre all’assenza di una pianificazione politica, ad aggravare la situazione c’è anche la sordità delle banche, che nonostante gli aiuti europei non intendono allargare i lacci della borsa.

La stretta del credito - Oltre a essere responsabile della Confesercenti, Schiavo è presidente nazionale del Consorzio Sviluppo delle Garanzie Cosvig, un fondo che offre la garanzia diretta alle Pmi del Mezzogiorno e da questo particolare osservatorio registra una crisi nella crisi. “Le banche hanno messo il cappio alla gola alle imprese e continuano a stringerlo”. Lo scorso anno il Cosvig ha erogato in Campania 323 milioni di euro a garanzia di 1000 imprese, mentre le stime di quest’anno tendono al ribasso. “Gli istituti di credito hanno alzato l’asticella tanto che non basta loro neanche più l’80 per cento di garanzia che noi offriamo. È una pura assurdità, in questo modo si costringono i commercianti e gli imprenditori a pagare degli interessi che non è sbagliato in molti casi definire usurai”.
 

Iscriviti alla nostra Newsletter









Ultime Notizie

Più Lette

Video