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Ocse: la produttività in Italia ristagna, necessario spingere sulle riforme

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“Abbassare in via stabile i contributi sul lavoro"
Più ombre che luci, secondo il rapporto Ocse ‘Strategia per le competenze‘ in Italia, dal punto di vista del lavoro, della preparazione scolastica e delle pari opportunità.

“Negli ultimi quindici anni – si legge – la performance economica del Paese è apparsa piuttosto fiacca”: a fronte dei miglioramenti nei tassi di occupazione, la produttività è rimasta stagnante, anche a causa di un livello di competenze relativamente basso, di una debole domanda di competenze avanzate e di un uso limitato delle competenze disponibili”.

“Il livello dei salari in Italia è spesso correlato all’età e all’esperienza del lavoratore, piuttosto che alla performance individuale, caratteristica che disincentiva nei dipendenti un uso intensivo delle competenze sul posto di lavoro”, prosegue il rapporto. “Attualmente l’Italia è intrappolata in un ‘low-skills equilibrium’, un basso livello di competenze generalizzato: una situazione in cui la scarsa offerta di competenze è accompagnata da una debole domanda da parte delle imprese”. Insomma da una parte la forza lavoro non si presenta sul mercato preparata, attrezzata a svolgere le diverse mansioni possibili, dall’altra le aziende non pretendono. Un circolo vizioso che rischia di non portare lontano.

L’Organizzazione suggerisce di “stimolare la creazione di lavoro abbassando in maniera permanente i contributi sociali, gravanti sui datori di lavoro”. “L’Italia ha bisogno di definire rapidamente una strategia di sviluppo delle competenze che promuova lo sviluppo in tutto il territorio nazionale. Il Governo italiano ha varato un ambizioso pacchetto di riforme. Queste riforme compongono una strategia di lungo periodo che comprende lo sviluppo e l’attuazione di politiche di promozione  delle competenze e che è stata predisposta per rispondere in modo efficace e attento alle sfide che si prospettano sia a livello nazionale sia regionale”.

Tra le riforme che secondo l’Ocse vanno nella giusta direzione, oltre al Jobs act, ci sono la Buona scuola, Industria 4.0, Garanzia Giovani e la legge Madia sulla P.a. In particolare della riforma dell’istruzione si evidenzia il piano per il digitale e l’Alternanza scuola lavoro.

A proposito di Istruzione lo studio dell’Ocse evidenzia criticità anche sui livelli di preparazione scolastica: “l’Italia, negli ultimi anni, dice, ha fatto notevoli passi in avanti nel miglioramento della qualità dell’istruzione, ma forti sono le differenze nelle performance degli studenti all’interno del Paese, con le regioni del Sud che restano molto indietro rispetto alle altre”, tanto che “il divario della performance in ‘Pisa’ (gli standard internazionali di valutazione) tra gli studenti della provincia autonoma di Bolzano e quelli della Campania equivale a più di un anno scolastico”.

Bel Paese anche fanalino di coda in termini di occupazione femminile: “tra i paesi membri – riporta il rapporto – è al quartultimo posto per percentuale di donne occupate. Molte donne non sono neanche alla ricerca di un posto di lavoro  e questo fa sì che l’Italia faccia registrare il terzo tasso di inattività più alto nell’area che conta 35 stati industrializzati. Il fatto che le donne siano spesso percepite come le principali ‘assistenti familiari’ – si spiega nel dossier – ha il suo peso. Il tasso di fertilità in Italia è tra i più bassi dell’Ocse, l’età media in cui una donna ha il suo primo figlio è abbastanza alta e ci sono molte donne senza figli. Ecco che ci sono altri fattori dietro la bassa partecipazione femminile al mondo del lavoro. Per esempio, le donne scelgono spesso specializzazioni universitarie che – si fa notare – non sono molto richieste dal mercato e che rendono loro difficile trovare un’occupazione dopo la laurea”.

Stando al report, un contributo, per un’azione d’insieme, può arrivare dalla Strategia nazionale della competenze dell’Italia, un progetto che il Governo italiano conduce in collaborazione con l’Ocse e il sostegno della Commissione Ue. In questo scenario l’organizzazione parigina “ha identificato 10 sfide” per promuovere le competenze, spingendo su una maggiore partecipazione di donne e giovani al lavoro, sulla formazione continua, sugli studi avanzati e sull’innovazione.
 

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