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Benzinai a Governo: no ad altri aumenti di accise

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Le imposte italiane già superiori di 22,2 cent/litro sulla media europea
Benzinai a Governo: no ad altri aumenti di accise«Ci risiamo con il ricorso all’incremento delle accise sui carburanti: il classico metodo da bancomat per qualunque esigenza di finanza pubblica, che ora puntualmente – per un ammontare che è tutto da determinare entro un fabbisogno complessivo di 3,4 miliardi di euro – si ripete in presenza dei rilievi mossi dall’Unione Europea ai conti pubblici del Paese» così il commento, affidato ad un comunicato stampa, delle organizzazioni di categoria dei gestori degli impianti di distribuzione carburanti, FAIB Confesercenti, FEGICA Cisl e FIGISC/ANISA Confcommercio alle notizie che vengono da fonte ministeriale e che annunciano misure ulteriormente gravanti sui consumi del settore.

I gestori ricordano anzitutto al Governo che le imposte gravanti sui carburanti in Italia nella media dell’ultimo quinquennio (ossia dagli aumenti del «Salva Italia» del Governo Monti nel dicembre 2011) sono state superiori di ben 22,2 centesimi/litro alla media dell’Unione Europea, con un corrispondente effetto sul prezzo finale al consumo dei carburanti, e che le accise da allora non sono mai state rivedute al ribasso e che, anzi, l’aumento di un punto dell’IVA – che su di esse grava – ne ha ulteriormente accresciuto, dall’ultimo trimestre 2013 in poi, il peso sul prezzo finale corrisposto da famiglie ed imprese.

Benzinai a Governo: no ad altri aumenti di accise«Una manovra ulteriormente penalizzante sulle accise dei carburanti non potrà che deprimerne ulteriormente i consumi, continuamente in discesa dal 2011 – con l’unica eccezione del 2015 – acutizzando le difficoltà dell’industria della raffinazione e della distribuzione» denunciano FAIB Confesercenti, FEGICA Cisl e FIGISC/ANISA Confcommercio, che ricordano altresì che è stata l’elevata pressione fiscale – per la stessa ammissione del Governo – «a contribuire alla diffusione di quei fenomeni di illegalità nel settore petrolifero che l’inchiesta di Venezia ha nei giorni scorsi portato all’attenzione dei media e che, nonostante tutti i notevoli sforzi per contrastarla ed i risultati messi a segno, non potrà che trovare ulteriori stimoli da un ennesimo aumento delle accise, con grave pregiudizio dell’Erario ed inquinamento del mercato».

Ragioni che suggeriscono alle organizzazioni di categoria dei gestori ad invitare il Governo «oltre a difendere in prima istanza le ragioni e le emergenze del Paese (migranti, sisma) nei confronti dell’Unione, ad evitare ulteriori grossolani interventi su un settore dei consumi che negli ultimi cinque anni ha già pagato oltre 25 miliardi di euro in più per effetto degli aumenti di accisa di cinque anni fa».

 

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