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La crisi fa strage di negozi, 2000 in meno a Napoli e provincia dall'inizio dell'anno

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Sono 3857 i commercianti nella regione che hanno ceduto il passo.

 

La crisi economica rade al suolo il commercio di Napoli e dell'intera regione. Uno dopo l'altro inghiotte negozi storici, piccole botteghe di quartiere, arriva anche nelle vie del lusso. Negli ultimi 6 mesi (da gennaio a giugno) hanno chiuso circa 2 mila negozi a Napoli e provincia (1942 per la precisione). Sono allarmanti i dati dello studio elaborato da Confesercenti Campania. Se si allarga il raggio d'indagine alla regione, il dato raddoppia: sono 3857 i commercianti che hanno ceduto il passo nella prima metà del 2014.

 

Nell'ultimo anno la Campania ha perso il 35 per cento di imprese del commercio al dettaglio rispetto al 2013. Segno negativo anche per l'abbigliamento (25 per cento di chiusure in più). Negli ultimi sei mesi tra Napoli e provincia hanno chiuso 466 negozi, 889 hanno rinunciato in tutta la Campania. Soffrono anche i ristoranti (10 per cento in più di cessazioni, soprattutto per i locali di alta ristorazione). A Napoli e provincia fino a giugno in 297 hanno chiuso i battenti. In Campania sono 608 le imprese del settore cancellate nello stesso periodo. Resistono le pizzerie e i locali di qualità e livello medio.

 

L'immagine emblematica è quella che offre tristemente il salotto di Napoli, il cuore di Chiaia. Nell'elegante via Calabritto, tempio delle griffe e del lusso esclusivo, 13 negozi su 25 hanno chiuso. Colpa degli affari calati e del caro affitti. Saracinesche abbassate da tempo per Armani, Prada, Spatarella. Serrande abbassate anche per la pellicceria Schettino e per un bar aperto da pochi mesi. Poco distante, nella centralissima piazza dei Martiri, getta la spugna dopo 25 anni anche Nino De Nicola. A via dei Mille, Frette ha chiuso da mesi, Diesel in piazzetta Rodinò non ha riaperto dopo la chiusura estiva. A piazza Trieste e Trento ha chiuso Buonanno, storico negozio di intimo maschile. Anche il centro paga il suo dazio: la metà dei negozi è sbarrata nella zona dei Guantai Nuovi, la crisi contagia anche via Toledo.

 

Stesso scenario al Vomero, dove negli ultimi 6 mesi hanno chiuso 42 negozi. La crisi è evidente in via Kerbaker dove su 29 negozi, 16 sono sfitti. Resiste la galleria Vanvitelli ma lo spettacolo di desolazione è unico: la metà delle insegne è spenta, sono tanti i negozi chiusi, abbandonati da mesi. È storia recente l'assenza di librerie nel quartiere, dopo la chiusura di Loffredo e di Fnac. Una mancanza che ha provocato la nascita di un bookstore "spontaneo", fatto con i libri portati dalla gente del quartiere ("Iocisto").

 

L'evidenza della realtà è confermata dai dati di Confesercenti Campania. Il dato più sconfortante è quello delle 2 mila imprese di commercio al dettaglio (alimentari e non) perse in 6 mesi, soprattutto in città ma anche nell'hinterland. Sono i piccoli negozi di quartiere, schiacciati dalla grande distribuzione. Ne spariscono 717 a Caserta, 181 a Benevento, 199 ad Avellino. Anche Salerno rischia la desertificazione, assieme a Napoli: sono 818 le botteghe chiuse nella cittadina nella prima metà dell'anno.

 

Sono dati senza precedenti. "Il commercio ormai non funziona più", dice Vincenzo Schiavo, presidente Confesercenti Campania, "nemmeno gli 80 euro del premier Renzi serviranno a dare ossigeno a 15 anni di stagnazione economica. 

Questi dati testimoniano una sofferenza più grave negli ultimi tempi. 

Non esiste futuro per un'impresa in una regione dove non hai infrastrutture per essere adeguato ai mercati moderni". 

Pagano il prezzo più alto i piccoli negozi di vicinato, inghiottiti dalla grande distribuzione. 

"Certo, uno dei problemi è questo - prosegue Schiavo - ormai si risparmia anche sugli alimentari, si spende di meno e questa condizione ha creato terrorismo tra la gente, non si sviluppa più economia. Il piccolo salumiere di quartiere non può competere con il supermercato che vende lo stesso prosciutto a prezzi scontati perché ne acquista 100 invece di 10. Vanno riequilibrati i parametri. I commercianti devono essere tutelati e pagare meno tasse".

 

 

 

 

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