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Crisi, la Bce è pronta a misure non convenzionali

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Le crescita dell'Eurozona è deludente. La ripresa fiacca e l'inflazione stenta a ripartire. La Bce, però, non ha intenzione di restare alla finestra, anzi. La Banca centrale europea è pronta a intervenire con nuove misure di alleggerimento monetario. Tradotto: se l'ultimo taglio dei tassi con l'immissione di nuovo credito nel sistema economico europeo non fossero sufficienti, allora Mario Draghi romperebbe l'ultimo tabù e lancerebbe il quantitative easing osteggiato da tedeschi. E' quanto emerge dal bollettino mensile pubblicato questo mattina dalla Bce. 

Il Consiglio Bce - si legge - è "unanime nel suo impegno a ricorrere anche a strumenti non convenzionali, nel quadro del proprio mandato, qualora si rendesse ancora necessario affrontare rischi connessi con un periodo di bassa inflazione eccessivamente prolungato". Tuttavia  c'è la convinzione che il pacchetto di misure annunciate dalla Bce la scorsa settimana, inclusi i "lavori preparatori" per l'acquisto delle cartolarizzazioni (Abs), "contribuirà a riportare i tassi d'inflazione in prossimità del 2%". 

A preoccupare gli economisti di Francoforte è il lento incedere dalla ripresa che resta "più debole delle attese, sebbene dai mercati del lavoro provenga qualche ulteriore segnale di miglioramento, la disoccupazione resta elevata".
La Bce, in particolare, ha tagliato le stime sul Pil dell'Eurozona nel 2014 prevedendo un crescita dell'1% quest'anno, laddove lo scorso trimestre era stata stimata un'espansione dell'1,2%. Migliorano, però, le previsioni per il 2015 (dal +1,5% calcolato a marzo a un +1,7%). Invariate le attese di una crescita dell'1,8% nel 2016. A fine anno la disoccupazione potrebbe calare all'11,8%. 

Italia. Un capitolo a parte è dedicato all'Italia. La Bce riconosce gli sforzi per aver attuato "una correzione sostenibile" del deficit eccessivo, ma deve accelerare il "risanamento per assicurare sufficienti progressi" verso gli obiettivi di medio termine, "con la priorità di imprimere uno stabile andamento discendente al cospicuo debito in rapporto al Pil". Preoccupa, piuttosto la contrazione continua del reddito delle famiglie dal 2009 al 2013. I paesi dell'Eurozona "non sottoposti a tensioni (ossia Germania, Francia, Paesi Bassi, Austria e Finlandia) hanno registrato una robusta crescita del reddito disponibile delle famiglie dal 2010, mentre nei paesi soggetti a tensioni (ossia Italia, Spagna, Grecia, Irlanda, Portogallo e Slovenia) si è verificato un protratto calo del reddito dal 2009 fino al terzo trimestre del 2013".
 
(fonte: La Repubblica) 
 

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