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La Bce migliora le stime sul Pil. Italia, a rischio l'obiettivo sul deficit

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La Banca centrale europea registra i segnali del miglioramento economico della zona euro e a sua volta alza le stime sul Prodotto interno lordo, sottolineando comunque che il recupero sarà "lento" nei prossimi mesi sulla scorta di "un progressivo miglioramento della domanda interna, sostenuta dall'orientamento accomodante della politica monetaria". E mette in guardia l'Italia sulla disciplina di bilancio, anche alla luce delle politiche decise dal governo che potrebbero rimettere sotto pressione gli obiettivi di finanza pubblica.

Conti pubblici, alert deficit. In un contesto generalmente positivo, per l'Italia si insinuano dei dubbi: il peggioramento del fabbisogno, dovuto soprattutto al rimborso dei debiti verso le imprese, "mette in risalto i rischi crescenti per il conseguimento dell'obiettivo di disavanzo" al 2,9% del Pil per il 2013. Al rimborso dei debiti della Pubblica Amministrazione, annotano gli economisti di Francoforte, si sommano anche le misure per compensare l'abolizione dell'Imu e il rinvio dell'aumento Iva. Secondo le informazioni aggiornate a luglio 2013, si legge ancora, il  fabbisogno finanziario cumulato è a quota 51 miliardi di euro (3,3% del Pil), in aumento da quasi 28 miliardi (1,8% del pil) nello stesso periodo del 2012. Questo peggioramento, appunto, preoccupa. Il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, ha precisato a riguardo che è una "preoccupazione condivisa dal governo".
 
Il peso di Imu e Iva. "In agosto - prosegue il bollettino - il governo ha annunciato, per l'anno in corso, l'abolizione della prima rata dell'imposta sulle abitazioni principali di proprietà. Il mancato gettito (pari a 2,4 miliardi di euro circa, ossia lo 0,1 per cento del Pil) sarà compensato mediante un contenimento della spesa e maggiori entrate. Sempre in agosto il parlamento ha deciso di rinviare di tre mesi, al 10 ottobre, l'aumento di 1 punto percentuale dell'aliquota ordinaria dell'Iva. Le inferiori entrate dovute a tale rinvio saranno bilanciate da maggiori accise su alcuni prodotti e da imposte dirette temporaneamente più elevate. Infine, è stato convertito in legge il "decreto del fare", che prevede una serie di misure intese ad accrescere gli investimenti in infrastrutture, semplificare le procedure burocratiche, aumentare il credito alle imprese (soprattutto alle piccole e medie imprese) e migliorare l'efficienza della giustizia civile".

Che si allarghino le maglie sul deficit, a Francoforte comunque non va giù: le nuove raccomandazioni Ue sul rientro dei deficit eccessivi contengono "ampie proroghe delle scadenze" e "un marcato rallentamento del risanamento". Per alcuni Paesi, come Portogallo e Spagna, si è ridotto il risanamento strutturale e "ciò potrebbe accrescere i rischi per la sostenibilità delle finanze pubbliche". 

I conti dell'Eurozona. Per la fine del 2013, Francoforte si attende un saldo del Pil negativo dello 0,4%, ma tornerà a crescere nel 2014 con un tasso di espansione al ritmo dell'1%. Rispetto alle proiezioni dello scorso giugnoelaborate dagli esperti dell'eurosistema, il valore per il 2013 "è stato rivisto al rialzo di 0,2 punti percentuali per effetto, in ampia misura, dell'integrazione degli ultimi dati. Per il 2014 è stata invece effettuata una correzione di 0,1 punti percentuali al ribasso". Quanto all'inflazione, l'andamento dei prezzi è stato rivisto al rialzo all'1,5% per quest'anno e all'1,3% per il prossimo. A queste condizioni, "l'orientamento di politica monetaria resterà accomodante finchè sarà necessario, in linea con le indicazioni prospettiche fornite in luglio".

Lenta ripresa. L'economia dell'Eurozona è dunque uscita dalla recessione nel secondo trimestre e per i rimanenti mesi del 2013 e per tutto il 2014 l'attesa è di una lenta ripresa del prodotto interno lordo. E' quanto scrivono gli economisti dell'Eurotower nel bollettino mensile pubblicato oggi. "Dopo sei trimestri con il segno negativo - si legge nel rapporto - nel secondo trimestre del 2013 la crescita del Pil in termini reali nell'area dell'euro ha registrato lo 0,3% sul periodo precedente. Tale incremento è in parte riconducibile a effetti transitori connessi alle condizioni meteorologiche nella prima metà di quest'anno. Da allora gli indicatori del clima di fiducia basati sulle indagini congiunturali fino ad agosto mostrano un ulteriore miglioramento a partire da bassi livelli, confermando nel complesso le precedenti aspettative del consiglio direttivo circa una graduale ripresa dell'economia". 

Disoccupazione alta, avanti con le riforme. Nell'area dell'euro, prosegue il rapporto, l'attività economica dovrebbe altresì beneficiare di un "graduale rafforzamento della domanda esterna di esportazioni". Inoltre i miglioramenti complessivi registrati dall'estate scorsa nei mercati finanziari sembrano trasmettersi via via all'economia reale, al pari dei progressi realizzati nel risanamento dei conti pubblici. A ciò si aggiunge che in tempi recenti i redditi reali sono stati favoriti da livelli di inflazione generalmente più bassi. Detto questo, la disoccupazione resta elevata nell'area dell'euro e i necessari aggiustamenti di bilancio nei settori pubblico e privato continueranno a gravare sull'attività economica. Tra le raccomandazioni della Bce, si ricorda ai Paesi dell'area dell'euro di continuare "a portare avanti il proprio programma di riforme". Dall'Eurotower si aggiunge: "I governi non dovrebbero vanificare gli sforzi già compiuti allo scopo di ridurre il disavanzo pubblico e riportare il rapporto debito/Pil su un percorso discendente".

Ocse. Altri dati sono arrivati dall'Ocse, e ancora c'è una menzione negativa per l'Italia: è il paese del G20 che ha registrato il maggior calo tendenziale del Pil nel secondo trimestre, con una flessione del 2,1% rispetto all'analogo periodo del 2012. All'altro estremo della classifica troviamo invece la Cina, la cui economia è cresciuta del 7,5% tendenziale nel secondo trimestre. L'organizzazione di Parigi sottolinea però come i dati congiunturali segnalino un rallentamento della recessione: il Pil italiano, contrattosi per l'ottavo trimestre consecutivo, risulta infatti sceso dello 0,3% rispetto al primo trimestre del 2013, quando l'economia era arretrata dello 0,6%.
 
(fonte: La Repubblica) 
 

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